L’uomo di neve di Jo Nesbo

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Recensione

Premetto che è la prima volta che leggo un libro di Nesbo e, forse anche per colpa mia, sono partita con le più alte aspettative (viste le numerose recensioni positive che avevo letto a proposito), ma sono state purtroppo deluse. Ho trovato L’uomo di neve lento e monotono, non sono neppure riuscita a terminarlo. A tre quarti dalla fine, il protagonista era ancora in alto mare: prima parla con uno, poi interroga l’altro; manda avanti la collega, poi si aggiorna con l’altro collega, poi torna dalla sua ex… insomma, adrenalina e suspense pari a zero, o quasi. Un po’ di “movimento” l’ho percepito solo nei capitoli in cui l’assassino compie i suoi crimini. Forse ho sbagliato libro di Nesbo. Forse non l’ho capito io o non l’ho letto con il giusto stato d’animo, non lo so, fatto sta che ho di certo letto thriller migliori e che ritenterò con Nesbo, ma tra un bel po’ di tempo.

 

 

Trama

La città di Oslo è avvolta nel buio e i primi fiocchi di neve cadono leggeri imbiancando le strade. Birte Becker è appena tornata a casa dal lavoro quando, fuori dalla propria finestra, nota un pupazzo di neve che sembra scrutarla. Poche ore dopo, Birte scompare senza lasciare traccia. Unico indizio, un pupazzo di neve avvolto nella sciarpa della donna, all’interno del quale viene ritrovato anche il suo cellulare. Il commissario Harry Hole, chiamato per indagare sulla misteriosa scomparsa, si getta a capofitto nel caso per sfuggire ai fantasmi che lo perseguitano giorno e notte e alla notizia che lo ha gettato nel baratro dopo mesi di astinenza dall’alcol e di buona condotta: Rakel, l’unica donna che abbia mai amato, sta per sposarsi. Appena inizia a indagare sulla scomparsa della Becker, Harry si rende conto che il caso ha moltissime somiglianze con altre sparizioni misteriose avvenute a Oslo negli ultimi vent’anni. La procedura è sempre la stessa: una donna, sposata con figli, scompare nel nulla, nella notte in cui sulla città cade la prima neve. Hole è l’unico che può avvicinarsi alla verità, perché il male, subito e inferto, lo conosce molto da vicino e può calarsi pienamente nella testa del serial killer. La scoperta, però, sarà più amara e sconcertante del previsto, perché la mano in grado di perpetrare quegli orrendi crimini è molto più vicina di quanto Harry si sarebbe mai immaginato.

 

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