Recensione: Il torto di Andrea Venturo

copertina_2500 Leggere fantasy, soprattutto fantasy di “vecchio stampo”, con maghi, creature magiche e elfi e nani, è frequente per un lettore a cui piace il genere, leggere un racconto con le stesse caratteristiche letterarie e che annovera circa una cinquantina di pagine, non lo è altrettanto, ma di certo questa sua brevità non è da considerarsi né uno svantaggio né un elemento che inficia la qualità dello scritto. Tutt’altro.
Il torto, di Andrea Venturo, è solo un piccolo frammento, il primo capitolo de Le cronache di Tharamys e che già, da queste poche pagine, fa presagire al lettore una buona riuscita dell’opera. Promette bene, insomma.
Ho provato simpatia, almeno all’inizio, per il giovane Conrad che mi ha ricordato, sotto alcuni aspetti, Semola, il goffo e futuro re Artù del disneyano La spada nella roccia, uno dei personaggi che ha popolato la mia infanzia.
Un protagonista, Conrad, che ha saputo farsi valere e ha riscattato la sua immagine di ladro di torte, salvando la sua famiglia. All’apparenza debole, Conrad ha saputo reagire e prendere in mano il suo destino e diventare l’eroe del momento, come in una sorta di favola di cui l’autore ha saputo svilupparne bene gli aspetti caratteriali e psicologici, dandogli spessore.
Lo scritto è, altresì, ben strutturato e si basa su un impianto narrativo equilibrato e congeniato nel modo più appropriato, utile, da questo punto di vista, per attirare l’attenzione di appassionati e non e, al contempo, offrire al pubblico un ideale trampolino di lancio per i prossimi volumi della serie.
Unico neo riguarda lo stile narrativo. Sebbene sia semplice e fluido, non è del tutto privo di qualche refuso e imprecisione tecnica.

Cinzia Ceriani

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