Recensione: Giulia Tofana – Gli amori, i veleni di Adriana Assini

Tofana
Nell’immaginario comune, Giulia Tofana è considerata una fattucchiera, nonché una delle primissime assassine seriali storicamente riconosciute (fonte Wikipedia) dell’Italia, che ancora Italia non era, del 1600.

Ma se invece non fosse stata altro che una donna dall’acuta intelligenza che voleva solo rendere giustizia, dare la possibilità di migliorare la propria vita, a tutte quelle donne maltrattate e abusate che, come lei, vivevano in un periodo in cui le donne erano viste solo come ottime merci di scambio o carne da macello assoggettate alle voglie degli uomini e ad una sommaria giustizia ecclesiale per la quale bastava un nonnulla per essere condannate al rogo, alla forca o murate vive? E’questa l’altra faccia della medaglia della donna forte e caparbia di cui ci parla, senza peli sulla lingua e senza risparmiarne nessuna, né ai nobili di quel tempo né al Vaticano e ai suoi vizi, oggi come allora, Adriana Assini, nel suo nuovo romanzo storico Giulia Tofana – Gli amori, i veleni (Scrittura & Scritture, pp. 235).
E non si può non provare ammirazione per Giulia. Per il modo in cui affronta le avversità, sempre a testa alta e senza mai dimenticare o sacrificare la sua dignità, di persona e di donna.
Il femminicidio, gli abusi e le torture, purtroppo, esistono da quando esiste l’uomo e in alcuni momenti storici furono addirittura legalizzati e socialmente accettati come atti dovuti, e questo romanzo è, almeno a mio avviso, un buon manifesto contro queste situazioni, per dimostrare, ancora una volta, le sofferenze, le ingiustizie e le barbarie che le donne hanno dovuto subire, spesso senza motivi reali, costringendole ad affidarsi a metodi estremi, come appunto l’uso di veleni, per difendersi. Non sto dicendo che farsi giustizia da soli sia corretto, dico solo che potrebbe diventare quasi necessario in mancanza di un’autorità onesta e imparziale. In fondo, basterebbe eliminare la corruzione, di cui il romanzo ne è esplicito, fra le alte sfere.
Particolare è lo stile narrativo dell’autrice che ha adattato, non solo nei dialoghi ma anche nelle descrizioni, termini, aggettivi, sostantivi e modi di espressione in uso all’epoca, ad un pubblico del 2017, rendendo comunque fluida e scorrevole la narrazione. Una scelta che mi ha colpito molto e che ho altrettanto apprezzato perché è un modo di narrare che, oggi almeno, riesco a riscontrare solo in alcuni classici.
Cinzia Ceriani
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