Recensione: Gli eredi di Wulf Dorn

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Più volte ci siamo chiesti cosa resterà del mondo dopo di noi, cosa riceveranno le nuove generazioni, cosa lasceremo agli adulti del futuro, gli stessi che oggi, proprio in questo momento, hanno dai 0 ai 10 – 12 anni di età. Il filosofo olandese Baruch Spinoza scriveva: Niente accade in contrasto con la natura. E’ come una corda: se sottoposta ad eccessiva pressione, a destra e a sinistra, alla fine si spezza. E ogni cosa che viene spezzata porta con sé delle conseguenze.

L’uomo se ne sta approfittando ormai da decenni, se non forse di più. Sta tirando la corda, troppo, e non si preoccupa minimamente degli effetti che provoca, o di chi verrà dopo di lui, compresi i suoi stessi figli. Distrugge, consuma, lacera, sparge sangue, taglia, bombarda, sperimenta, modifica, inquina, manipola e inganna fino all’esasperazione. Senza alcuna regola o rispetto, senza restituire ciò che prende. E a pagarne le conseguenze sono i più deboli, i più indifesi. Bambini che, in ogni parte del mondo, sono costretti a guardare la distruzione per denaro, per accumulo, per egoismo vedendosi così sottrarre ciò che spetta loro di diritto.
Guerre, fanatismi, fame, malattie, prostituzione in cambio di una settimana o due di cibo per la famiglia, abusi domestici e rifiuti, sia fisici, con enormi discariche a cielo aperto, che morali, perché è meglio la carriera che diventare genitore. E alla fine, come dicevo all’inizio, la corda si spezza, qualcosa accade, di terribile, e persino la natura acconsente, perché anche l’uomo è figlio della natura e la natura spesso può essere crudele, ma mai sbagliata. L’ultimo romanzo di Wulf Dorn, Gli eredi (Corbaccio, pp. 324), è davvero tosto. Dimenticatevi il Dorn, mitico, de La psichiatra o di Phobia, qui si tratta di tutt’altro livello. Qui è società, è rispetto per la vita, che non esiste, è voglia di avere una seconda possibilità per poter tornare indietro e aggiustare le cose, ma si sa, l’uomo non impara mai dai suoi errori e prima o poi ci ricadrà. E’ un circolo vizioso che l’autore riesce a descrivere molto bene, innescando nel lettore quella scintilla, mista tra senso di colpa, senso del dovere e adrenalina che conduce, da un lato, a riflettere e, dall’altro, a voltare pagina per scoprire cosa succederà. La penna di Wulf Dorn è stata creata per trasmettere emozioni, per incidere in maniera profonda ed inequivocabile nella mente di chi legge.
E’ un romanzo che nasconde in sé una denuncia sociale, è vero, ed è probabilmente vero che, come accade nella stragrande maggioranza delle volte, rimarrà confinata fra le pagine di questo libro, senza modificare o scalfire la realtà in alcun modo e che domani, di nuovo, sentiremo parlare di abusi e morte di bambini, ma chi lo sa, in fondo, chi ben comincia è a metà dell’opera e iniziare ad attribuire le giuste responsabilità è il primo passo per cambiare.
Cinzia Ceriani
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