Recensione La piuma, tra cielo e terra di Simone Caruso

51EZOAgC27L Milioni sono i pellegrini che ogni anno intraprendono il Cammino di Santiago alla ricerca di se stessi, di un’espiazione dalle proprie colpe, reali o auto inflitte, di un miracolo, di umanità. Ed è anche ciò che ha spinto Simone, protagonista de La piuma, tra cielo e terra (Lettere Animate, pp. 129), di Simone Caruso, ad intraprendere questo viaggio.
Un libro-racconto introspettivo e personale che ripercorre l’esperienza, intensa, emozionante ed estremamente significativa, sia da un punto di vista personale che di “trasmissione” di un messaggio volto a far riflettere i lettori e non solo.
Ho trovato davvero notevole e attuale la metafora onirica della piuma e della maschera d’oro, simbolo di un potere dittatoriale e totalitarista che agisce sotto le mentite spoglie di un’apparente libertà e uguaglianza, di un’oligarchia travestita da democrazia.
E’ un resoconto dettagliato, chiaro ed esplicativo, narrato con una buona padronanza di linguaggio, semplice, scorrevole, ma non banale, questo di Caruso e, tutto sommato, proprio per la “portata” del messaggio infuso fra le sue pagine, mi sarei aspettata di trovare qualcosa in più. Soprattutto per quanto riguarda i personaggi e il protagonista.
Di lui, infatti forse per una precisa scelta del’autore, non lo so, non si capisce bene quali siano queste “colpe” che sente gravare su se stesso, questo astio e questo odio che cova e che lo conduce all’idea di volersi “depurare” attraverso il pellegrinaggio. Mi sarebbe piaciuto che l’autore avesse approfondito la personalità di Simone, che avesse spiegato le sue angosce. Anche attraverso i dialoghi con i personaggi che incontra, o con l’amico di vecchia data che gli consegna la conchiglia simbolo dei pellegrini.
Ad eccezione del piccolo incontro con Francesco, il pellegrino malato di Sla, i dialoghi risultano ridotti all’osso, troppo schematici e rapidi, mancano di spontaneità. Sarebbe stato interessante approfondire le personalità di questi personaggi.
Capisco che durante il cammino le conoscenze sono veloci e fugaci, ma è anche vero che il viaggio dura parecchi giorni e un’idea una persona se la fa delle persone, dei luoghi. Anche le descrizioni degli ambienti, seppur poche, sono ben scritte ma prive di fascino, abbozzate. Questo libro avrebbe, per lo meno a mio avviso, dovuto andare oltre la semplice narrazione oggettiva di come si è svolto il viaggio. C’è interiorità, assolutamente, ma avrebbe dovuto occupare una fetta maggiore. Ho comunque molto apprezzato il testo, mi ha spinta a ragionare e a rivedere determinati concetti. In ogni caso, una buona lettura.
Cinzia Ceriani
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