Recensione La mesata di Armando D’Amaro

La_mesata_per_web La mesata, come riporta il dizionario stilato da www.bibliocamorra.altervista.org, è “il salario mensile che i clan danno alle famiglie degli affiliati che si trovano in carcere.” Una cifra che, in caso di fidanzamento, “viene girata alla fidanzata anche se conviene, per essere certi della reversibilità, essere incinta”. Ma La mesata (Fratelli Frilli Editori, pp. 163) è anche l’ultimo avvincente romanzo di Armando D’Amaro, giallista genovese che ha abbandonato la carriera forense e accademica per dedicarsi alle sue creature letterarie e alla critica d’arte.
Con uno stile scorrevole e con dialoghi serrati, caratterizzati da espressioni tipiche della parlata militare da una parte e degli “scugnizzi” napoletani dall’altra, l’autore conduce per mano il lettore nei retroscena di una Calice Ligure inedita e spregiudicata, che nasconde, anche se non troppo velatamente, un lato oscuro difficile da arginare e combattere, soprattutto se di mezzo ci sono le donne, intriganti, manipolatrici, che si muovono costantemente sul sottile confine tra legalità e illegalità. Astute, letali. A volte impossibili da decifrare e comprendere, ma sempre lucide e determinate a raggiungere i propri obiettivi.
Particolarmente apprezzate, inoltre, sono state le descrizioni dei luoghi, particolareggiate ma senza eccessive lungaggini che a lungo andare appesantiscono la narrazione. Anzi, sembra di esserci davvero, di viverla, la riviera ligure, attraverso le belle immagini che D’Amaro riesce a rendere nelle sue pagine.
Tenerezza e ammirazione è invece ciò che ispira, a tratti, il maresciallo Corradi. Un uomo onesto segnato da un evento traumatico avvenuto in giovane età e che ancora lo tormenta, ma non lo distrae dalla sua missione, anzi, semmai gli dà la spinta e la motivazione necessaria e continuare, implacabile, con il suo lavoro. Devo ammettere, tuttavia, che questo non è proprio il mio genere ideale di lettura, ma mi ha comunque incuriosita e coinvolta.
Dovrebbero essercene di più, nel mondo reale, di detective come Corradi.
Cinzia Ceriani
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