L’estate dell’amicizia di Volker Weidermann

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Recensione

Non è facile dare un giudizio a questo libro, che esula un po’ dalle mie consuete letture. Posso solo dire cos’è e cosa non è questo libro. Non è un romanzo. Non è una biografia. Non è neppure un saggio, anche se lo può sembrare. Ma è uno straordinario racconto sui vizi, i pregi, le virtù, le paure e le qualità di un gruppo di intelletuali, scrittori e sportivi, ebrei e tedeschi di inizio’900, alle prese con la brutalità del Secondo conflitto mondiale e dal conseguente esilio di molti ebrei. Un gruppo ristretto di persone che sono unite e si conoscono grazie alla stravagante quanto “strana” amicizia tra Stefan Zweig, ebreo occidentale, ricco scrittore dai modi aristocratici e raffinati che non esita a mettere i suoi soldi e il suo talento a disposizione dello squattrinato, alcolizzato e paranoico ebreo orientale Joseph Roth. L’estate che insieme decidono di condividere è quella delle famigerate Olimpiadi tedesche del 1936, forse l’ultimo baluardo di finta felicità che si possono permettere, per credere che tutto va bene, che la vita può continuare come prima, prima dell’ascesa di Hitler al potere. Il libro è stato per me anche una fonte di nuove scoperte letterarie, come ad esempio Irmgard Keun, scrittrice tedesca, compagna di Roth, la cui produzione, Dopo mezzanotte e La ragazza di seta artificiale, è quasi sconosciuta in Italia. Questa lettura è stata un viaggio nella storia, ma anche nella sfera intima e personale di autori eccellenti e personaggi eccentrici. Sono pagine preziose, che arricchiscono e “saziano” i lettori.

 

Trama

È l’estate del 1936 a Ostenda, la piccola città belga affacciata sul Mare del Nord. Seduto in una loggia al terzo piano di una villa, Stefan Zweig contempla l’orizzonte. Lo sguardo fisso nel vuoto, è intento a scrivere e a osservare. Tra poco lo raggiungerà con la macchina da scrivere Lotte Altmann, la sua segretaria e amante. Lui le detterà la sua storia fino al punto in cui si bloccherà, come gli accade da tempo ormai. Lotte lo incoraggerà e lo spronerà, come sempre. È per questo che Zweig la ama. Di un amore silenzioso, riservato, timido. «Una giovane donna mi fa bene» ha scritto una volta all’amico Joseph Roth.
Uno strano sodalizio, quello tra Zweig e Roth, un’amicizia che dura da anni.  Zweig, maggiore di dieci anni, proprietario di un castello, uomo di mondo, autore di bestseller; e Roth, autore di romanzi-verità di minor successo, alcolista, socievole, generoso, prodigo di racconti, sempre circondato da amici, ascoltatori e sostenitori e, nello stesso tempo, uomo infelice e incattivito. Zweig, i cui libri vengono banditi dai nazisti soltanto nel maggio del 1936; e Roth che già nel 1932 vede i suoi libri messi all’indice e bruciati nel paese della peste bruna, proprio quando con Giobbe e La Marcia di Radetzky avrebbe potuto avere ricchezza e fama.
Ora eccoli entrambi in esilio a Ostenda, in mezzo a dileggiatori, combattenti, cinici, amanti, sportivi, bevitori, oratori e narratori gettati sulla stessa spiaggia dal capriccio della storia: Hermann Kesten, il romanziere sempre allegro, Egon Erwin Kisch, il predicatore, Ernst Toller, il gran nuotatore, Arthur Koestler, lo stratega e, soprattutto, Irmgard Keun, la regina dello champagne.
Euforica, pazza di gioia per essere fuggita dalla Germania nazista, Irmgard Keun non è ebrea, eppure i suoi libri in patria sono stati vietati. Descrivono donne troppo moderne e sicure di sé, proprio come lei,  bella e sfrontata trentenne con stola di pelliccia intorno al collo, grande bocca, grandi occhi.
A Ostenda le danno il benvenuto con tre orchidee nella stanza d’albergo. Tutta la comunità di esuli è eccitata dal suo arrivo e, in modo particolare, Joseph Roth,  lo scrittore coi baffi biondi sfilacciati, la cenere sulla giacca e la tristezza negli occhi, che, dopo un’iniziale diffidenza, se ne innamora perdutamente.
L’estate dell’amicizia, romanzo di notevole successo in Germania, narra magnificamente di una piccola comunità di artisti e grandi scrittori che, mentre l’Europa si consegna all’Apocalisse della guerra, crede di avere lasciato alle spalle l’inferno e di avere davanti il mondo intero.

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