Recensione Te lo dico sottovoce di Lucrezia Scali

12359875_438762376316011_1298405445978415172_n Un libro come questo non può far altro che indurre a credere che i sogni possono veramente realizzarsi, le fatiche essere finalmente ripagate e le sofferenze appianate grazie alla fiducia che, anche se controvoglia, in un modo o nell’altro, siamo obbligati a riporre nelle persone.
Una bella favola che si concretizza pagina dopo pagina.
Le delusioni spesso ci inducono a chiuderci in noi stessi, a tirare fuori le unghie, anche quando non è necessario, e il difficile viene dopo, quando incontriamo qualcuno verso cui sentiamo di poter abbassare le difese, e allo stesso tempo lo vogliamo e non lo vogliamo, potremmo ma non lo facciamo. Per paura di soffrire di nuovo, per il timore che, se questa volta cadiamo, non potremmo più avere la forza di rialzarci. E’ su tale altalena emotiva che gioca il romanzo d’esordio di Lucrezia Scali, Te lo dico sottovoce (Newton Compton, pp. 288). Un romanzo che, seppur ben costruito e con alcuni particolari che rimandano, per certi versi, ai romance tipici di alcune scrittrici d’oltreoceano, non manca di rodati stereotipi: la ragazza bella e di buona famiglia (del Nord) che rifiuta la vita tutta luccichio e spensieratezza, ma vuota e priva di soddisfazioni, della madre e della sorella, con le quali ha un rapporto non proprio idilliaco, per seguire i suoi sogni e che si innamora del bel tenebroso venuto dal Sud Italia, arrogante ma dal cuore generoso.
Ho apprezzato molto, invece, l’amore per gli animali, e in particolare per i cani, un filo conduttore a sostegno dell’intera storia, che scorre lenta fino a quasi alla fine, quando, astutamente, l’autrice infila un colpo di scena e costringe personaggi e lettore a vivere attimi di curiosa suspense.
L’affetto e i benefici che la vicinanza di un amico a quattro zampe possono regalare alle persone di qualsiasi età, malate o semplicemente giù di corda, non hanno prezzo, sono presenze fondamentali, come fondamentale è il rispetto che a loro si deve e la Scali, con questa sua prima opera, ha messo ben in evidenza questo fatto. Amare gli animali significa rispettare la vita, da loro abbiamo tanto da imparare e, benché l’uomo sia dotato di un’intelligenza superiore, sono loro, gli animali, ad essere i custodi di un cuore superiore. Mia nonna diceva sempre: «chi non ama gli animali non ama neanche le persone.»
Cinzia Ceriani
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