Recensione Non connesso di Roberto Banzato

cover Banzato tutta Non sono un’amante dei thriller in ambito aziendale, forse perché, avendo io stessa esperienza dell’atmosfera che si respira in alcune aziende commerciali e multinazionali, non nutro particolare simpatia per le persone che gravitano attorno a quel mondo. Squali assetati di successo e denaro, pronti a tutto pur di “arrivare”, anche tradire un amico, sfidare il buon senso e le leggi. Esasperare i colleghi, manipolarli, incutere loro timore e angoscia. “Mostri” che con il loro comportamento trasformano i colleghi più onesti e “deboli” in loro controfigure, altrettanti “mostri”, divenuti tali per autodifesa, per sopravvivenza. Chi non subisce la mutazione cambia lavoro, dà le dimissioni, oppure sopporta, inghiotte i bocconi amari e va avanti, a testa bassa, sperando di non esplodere mai. Ma la parola mai, soprattutto in ambienti come questo, non hanno significato, non esistono. Tutto può accadere e, se effettivamente poi accade, lo spettacolo deve continuare, come direbbe il compianto leader dei Queen, Freddy Mercury. Il mercato prosegue, il mondo continua a girare e l’unica cosa che conta, a quel punto, è tutelare l’immagine dell’azienda, sfruttando, al contempo, l’occasione di far carriera sul sangue dei colleghi, letteralmente. Non connesso (Edizioni Pendragon, pp. 319) di Roberto Banzato racconta con un ritmo serrato e deciso lo spietato mondo delle multinazionali, l’ossessione del potere, del denaro, del ruolo di prestigio. Il cinismo nascosto dietro tailleur all’ultima moda ed eleganti uomini in giacca e cravatta. E’ un thriller dai toni semplici ma diretti, contraddistinto però da alcuni passaggi forse un po’ ostici da digerire per chi non è avvezzo alle situazioni descritte. L’impianto narrativo segue uno schema logico lineare e ben equilibrato, molto distante dall’altalena emozionale tipica del thriller psicologico, una scelta che comunque non pregiudica in alcun modo la crescente tensione e la curiosità che percepisce il lettore pagina dopo pagina. I personaggi sono realistici, non solo per la loro situazione lavorativa, ma anche per quella famigliare. Non è raro, infatti, che molte coppie scoppino a causa del lavoro, della voglia del singolo partner di raggiungere degli obiettivi che cozzano con la vita domestica e il rapporto a due. E’ un romanzo sicuramente particolare, appartenente ad un genere letterario non molto popolare ma di sicuro interesse. Consigliato.
Cinzia Ceriani
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