Recensione Balck Jack di John D. Smith

cover-bn-jpeg Il Black Jack è un famoso gioco d’azzardo nato nella Francia del XVII secolo e divenuto popolare negli Stati Uniti dove assunse, appunto, il nome Black Jack, derivato da una variazione delle regole del gioco originale, ossia quando venivano dati compensi al giocatore che aveva in mano il Fante nero di picche.
Nello spin-off di Warchess – La mossa del drago, di John D. Smith, il primo volume della saga fantasy dedicata ai ragazzi, i Black Jack sono delle “ombre” nascoste ma sempre presenti, attente, dei “soldati”, dei fanti tesi a proteggere i confini, le porte magiche che separano il nostro mondo da quello popolato da elfi, nani, glover e creature fantastiche dotate di poteri incredibili. Due mondi in pericolo che devono unire le forze per fermare la discesa del male, giocare una pericolosa quanto difficile partita a scacchi tra il bene e il male. Dal re ai pedoni, dal fante alla torre, ogni mossa, ogni decisione comporta una scelta e una responsabilità che grava sulle spalle di chi è coinvolto. Ragazzi, uomini come tanti che sono “chiamati” ad assolvere un compito, alcuni in maniera consapevole altri in modo del tutto inaspettato, ma nessuno di loro vi si sottrae, anche davanti all’inaspettato. Accattivante e ironico, Black Jack è l’originale l’idea che, fin dal titolo, accompagna la saga, un chiaro legame con la scacchiera e il gioco, perché in fondo si sa, la vita è l’insieme delle “puntate” sul tavolo di panno verde e delle mosse sui quadrati neri di legno con la Dea Bendata, ma avere dalla propria anche tattica, strategia e una buona dose di alleati, possibilmente armati, rende più difficile perdere la battaglia.

Cinzia Ceriani

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