Ognuno potrebbe di Michele Serra

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Recensione

Quando si arriva al punto finale di quest’opera si rimane sconsolati, con l’amaro in bocca. Non si intravvedono bagliori di speranza, né arcobaleni alla fine della tempesta economica: il grigio, umano e materiale, domina pressoché incontrastato.
Dopo Gli sdraiati, Michele Serra torna all’analisi del mondo contemporaneo servendosi del trentaseienne Giulio Maria, “un ragazzo invecchiato senza arte né parte, ancora con l’indefinitezza di un giovane e già con la disillusione di un anziano”, un antropologo ricercatore che analizza filmati per studiare l’esultanza dei calciatori dopo un goal (e in questo modo, pur con soli 700 euro mensili guadagnati, rientra nelle statistiche nazionali degli occupati). Niente a che vedere con il raffinato lavoro manuale del padre, ebanista defunto. Dentro al capannone in cui passava tutta la sua giornata, ci sono ancora i macchinari e cataste di pregiati legni esotici, i cui colori e profumi stanno svanendo sempre più velocemente sotto l’assalto della polvere, delle ragnatele, del tempo. Un tempo che sembra immobile a Capannonia, una distesa inerte di abbandonati e ormai sfasciati “cubi e tubi” in svendita, su strade affaticate, piene di rotatorie stordenti, dove l’unica cosa rilevante è la morte di un cinghiale, sulle cui cause ognuno crede di dover sentenziare. Il protagonista abita con la vecchia madre e ha una relazione con Agnese, che lo considera un “rompiballe stabile”. In effetti Giulio Maria può essere considerato un eroe dell’insofferenza. Egli non tollera la mania di protagonismo virtuale che sembra aver colpito la maggior parte delle persone a lui vicine e affronta con ansia sempre crescente il diffondersi esasperato della “Sindrome dello Sguardo Basso” : fortunatamente, però, sul piano fisico i dolori ai quali si va soggetti stando col capo sempre curvo in avanti (botte in fronte contro lampioni o tabelloni pubblicitari, cadute da marciapiedi sconnessi, scontri con ciclisti più o meno attenti…), per seguire tutte le “novità” che il proprio egòfono (iPhone) propone, sono di lieve entità. Ben più gravi, a lungo andare, ma già visibili, sono le conseguenze sul piano relazionale, tanto che chi è lontano e si trova al di là dello schermo, “sta diventando più importante del vicino”, di chi è davanti e con noi, in carne e ossa. In quest’opera, attraverso una lucida, impietosa e forse rassegnata analisi della società contemporanea, con toni per lo più pacati, ma anche taglienti e comici, Michele Serra ci mette in guardia dai rischi che stiamo correndo. “Ognuno potrebbe salvare il posto dove vive… Ognuno potrebbe fare molto meglio”. Certamente, ma bisogna volerlo e darsi da fare affinché ciò accada!

Lara Massignan

 

 Trama

Perché la parola “io” è diventata un’ossessione?
Perché fare spettacolo di ogni istante del proprio vivacchiare? Giulio non lo sopporta, e soprattutto non lo capisce. Si sente fuori posto e fuori tempo.
Ma di questa sua estraneità non si compiace: sospetta di essere un “rompiballe stabile”, come lo definisce la fidanzata Agnese.
In un’imprecisata pianura che fu industriale e non è quasi più niente, Giulio si aggira in attesa che qualcosa accada. Per esempio che qualcuno gli spieghi a cosa servono, se non a perdersi meglio, le rotonde stradali; o che qualcuno compri il capannone di suo padre, che fu un grande ebanista. Una bottega un tempo florida e adesso silenziosa e immobile, come un grande orologio fermo.
Scritto quasi solo al presente, come se passato e futuro fossero temporaneamente sospesi, Ognuno potrebbe è il rimuginare sconsolato e comico di un vero e proprio eroe dell’insofferenza.
Un viaggio senza partenza e senza arrivo che tocca molte delle stazioni di una società in piena crisi. Nella quale la morte del lavoro e della sua potenza materiale ha lasciato una voragine che il narcisismo digitale non basta a riempire.

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