Recensione Un terremoto a Borgo Propizio di Loredana Limone

Un-terremoto-a-Borgo-Propizio Un terremoto, inteso nel senso più fisico e scientifico del termine, non è tanto diverso da uno sconvolgimento morale, emotivo e sociale, uno scandalo. Un’onda d’urto, un movimento tellurico generato nello stesso modo in cui si formano i cerchi nell’acqua quando viene lanciato un sasso che investe non solo i diretti coinvolti, ma anche chi vi sta attorno, anche chi, quel sasso, l’ha lanciato.
Per questo esistono i segreti di pulcinella, per tenere all’oscuro, spesso inutilmente, segreti, indizi, notizie che tutti conoscono ma che tutti fingono di non sapere. Una sorta di revisione della filosofia di Socrate, ma al contrario. Un’onda d’urto che, chiaramente, più un paese è piccolo, un borgo, e più si propaga velocemente e con forza, travolgendo tutto e tutti. In Un terremoto a Borgo Propizio (Salani, pp. 387) di Loredana Limone tutto questo, che rispecchia la cultura, il modo di essere degli italiani, in particolare di coloro che abitano nel Sud del Belpaese, è presente in ogni pagina.
E che sia un evento provocato dalla natura o una serie di eventi indotti dall’uomo, entrambi contano, alla fine, le relative vittime, corporee e morali.
Ed è il punto focale attorno cui si snoda l’intera struttura narrativa del romanzo, basata sulla vita, l’esistenza, gli intrallazzi, i sotterfugi, i tradimenti, le rivincite, le menzogne e le verità delle poche anime che popolano Borgo Propizio. Un romanzo in cui vengono inanellati altri piccoli romanzi, uno per ciascun personaggio, rendendo quindi la trama semplice ma complicata allo stesso tempo; lineare e logica ma anche aggrovigliata.
Questo della Limone è un romanzo intrigante, che induce alla lettura grazie soprattutto allo stile ritmato e ricercato, non banale, con cui vengono descritte scene, personaggi e vicende. I personaggi, poi, sembra davvero di conoscerli, un déjà vu che dà la sicurezza che, se varcata la porta d’ingresso del Municipio, ritroviamo la stessa segretaria, la stessa fiorista nel negozio all’angolo, lo stesso cuoco nel ristorante in fondo alla strada, pervaso dall’uguale disagio che nutre Francesco nel romanzo, ogni qualvolta incontra la sua aiutante.
Un libro vivamente consigliato a chi ha voglia di immergersi nelle atmosfere “di paese”, di ritrovare le vecchie consuetudini e le a volte invadenti presenze dei vicini di casa e dei conoscenti, con i loro pettegolezzi e le immaginarie supposizioni sulle vite altrui, dove tutti conoscono tutti e dove nulla, nemmeno un evento catastrofico, può mutare lo strano equilibrio che vige tra le stelle propizie e le persone che vivono sotto di esse.
Cinzia Ceriani
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