Sottomissione di Michel Houellebecq

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Recensione

Assordante. D’impatto. Per riflettere. Ci sono poche parole possibili per descrivere questo romanzo che ha destato tanto scalpore all’inizio del 2015. Fa paura, però, se confrontato con la realtà che vediamo ogni giorno al telegiornale. La famiglia e la cultura sono le colonne portanti di un popolo, minarle, e lasciare che vengano minate, significa solo una cosa: la scomparsa di intere tradizioni, mondi, libertà.

Trama

A Parigi, in un indeterminato ma prossimo futuro, vive François, studioso di Huysmans, che ha scelto di dedicarsi alla carriera universitaria. Perso ormai qualsiasi entusiasmo verso l’insegnamento, la sua vita procede diligente, tranquilla e impermeabile ai grandi drammi della storia, infiammata solo da fugaci avventure con alcune studentesse, che hanno sovente la durata di un corso di studi. Ma qualcosa sta cambiando. La Francia è in piena campagna elettorale, le presidenziali vivono il loro momento cruciale. I tradizionali equilibri mutano. Nuove forze entrano in gioco, spaccano il sistema consolidato e lo fanno crollare. È un’implosione improvvisa ma senza scosse, che cresce e si sviluppa come un incubo che travolge anche François. Sottomissione è il romanzo più visionario e insieme realista di Michel Houellebecq, capace di trascinare su un terreno ambiguo e sfuggente il lettore che, come il protagonista, François, vedrà il mondo intorno a sé, improvvisamente e inesorabilmente, stravolgersi.

 

 

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