Recensione Ultimo piano (o porno totale) di Francesco D’Isa

ULTIMO_PIANO_cover_fronte Sesso e denaro hanno sempre, fin dall’antichità, rappresentato lo scettro del potere. Per manipolare le persone, perché dal primo, il sesso, deriva il secondo, il denaro, e viceversa.
Un potere che può, come nelle migliori storie di rivoluzione, essere aggirato e ingannato, perché chi mira al mero potere, ed è vicino ad ottenerlo, si lascia ottenebrare e non vede, o non considera, l’imprevisto soffio di vento che mescola le carte sul tavolo. E’ come una partita a scacchi: talmente sicura, e prossima, è la mossa della regina che darà lo scacco al re, da non notare l’alfiere, nell’angolo opposto della scacchiera, che la farà capitolare. E’ un lato del sesso inusuale, poco considerato e letterariamente sfruttato, quello che Francesco D’Isa racconta nel suo romanzo Ultimo piano (o porno totale) (Imprimatur, pp. 208, € 16,00). L’aspetto che riguarda il ruolo del regista e degli attori, di chi lavora dietro le quinte, delle finzioni e, a volte, delle difficoltà e degli inganni, dei sotterfugi, dei ricatti e della sete di successo che si cela nell’industria dei film porno; dei legami che vengono ad instaurarsi fra i vari addetti, gli attori, le comparse e i tecnici. La Perverse Angel non è solo un’azienda, ma un intero condominio dove si svolge l’intera vicenda. I suoi piani, e le loro caratteristiche, ricordano una suddivisione in classi sociali, una sorta di casta del porno, dove più si sale e più si trovano ambienti lussuosi e sicuri; al contrario, più si scende e più ci si avvicina ai bassifondi. I protagonisti, la cui storia è narrata da un deus ex machina onnisciente, il proprietario dell’azienda, sono due fratelli omonimi provenienti da una famiglia asettica e anaffettiva. Uno è il regista e l’altra l’attrice. L’uno pacato, l’altra sfacciata; l’uno prudente, l’altra irriverente. Una particolarità, quella dell’omonimia, le cui motivazioni vengono però lasciate in sospeso, senza chiarirne bene i motivi. Tuttavia la narrazione scorre veloce e senza intoppi grazie allo stile semplice ma voluttuoso, a tratti sofisticato e ricercato, dell’autore. E’ una storia che indaga nell’animo umano, che si fa strada lentamente, partendo quasi in sordina, e che si sviluppa sviscerando i sentimenti e i lati oscuri delle persone, mettendoli a nudo; sono quelle stesse zone d’ombra che si cerca di nascondere, di reprimere, spesso senza successo, e che urlano, talvolta, per essere liberate, in cerca di spazio per esprimersi e rivelare la propria esistenza senza quelle ipocrisie di sorta che la società impone per rispetto di quei confini sociali decisi da uomini di potere che hanno compreso come, dominando gli impulsi fisici ed emotivi delle persone, sia possibile controllare intere nazioni.
Cinzia Ceriani
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